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La Storia
La Preistoria
Milioni d'anni fa il territorio calabrese si innalzava dalle acque del mare con un aspetto completamente diverso da quello che oggi conosciamo. Esso era costituito da terre che davano origine ad un continente chiamato Tirrenide. Successivamente si formò una grande penisola unita alla catena del Pollino che comprendeva tre isole: la Sila, le Serre (dal piano di Salvaro a Cortale, Maida e Filadelfia) e l'Aspromonte. Rimase penisola fino al Pliocene, dei processi successivi, che hanno determinato l'aspetto definitivo, non ne abbiamo notizia. Appartengono a questo periodo i numerosi fossili marini rinvenuti nei pressi di Maida. Probabilmente appartiene ad un grosso mammifero quello ritrovato il 20 agosto del 1999. Intorno al 1960, durante l'esecuzione di lavori agricoli in profondità sull'altipiano di Casella di Maida, sono stati ritrovati dei reperti appartenuti alla "Pebble Culture" cioè Cultura dei Ciottoli, la più antica industria litica che conosciamo; questi reperti sono tra i più antichi d'Europa (700-500.000 anni) ed appartengono al Paleolitico inferiore arcaico (1). Gli uomini del Paleolitico superiore erano dei cacciatori, successivamente diventarono contadini e pastori (2). Altri reperti litici, precisamente d'ossidiana, molto più diffusi ed abbondanti, appartengono, invece, al periodo neolitico. Durante il Neolitico il fiume Pesipe aveva una eccezionale importanza, perché la sua valle costituiva non solo una via fluviale che si allacciava all'Amato, ma anche una magnifica via d'accesso alla contrada Caria di Girifalco.
La Protostoria
L'arco di quasi un millennio,
racchiuso tra antica e media età del bronzo (1600 a.C.) e gli inizi della
colonizzazione ellenica (700 a.C.), costituisce un intero ciclo a se stante,
detto "protostorico" (3). Nella zona di Balzano, nel 1911, furono rinvenute
molte cuspidi di lancia della prima età del ferro.
Nel 1963 vennero alla luce le gradinate di un tempio greco, in seguito
comparvero una notevole quantità di frammenti ceramici della prima età del
ferro. La circostanza avvalora l'ipotesi di un tempio greco edificato dove
prima sorgeva un abitato italico, luogo sacro prima della venuta dei greci (4).
Numerosi storici locali (5) parlano della presenza degli Enotri nella
zona.
Periodo Greco
Intorno
all'VIII secolo i Greci tornavano a frequentare l"Italia meridionale, dopo una
stasi di circa quattrocento anni e molte città greche vi fondarono colonie
lungo le coste. I Greci portavano con sé la lingua, la religione e la loro
cultura. Non abbiamo notizie certe sulla loro presenza nel territorio di Maida,
anche perché non sono stati effettuati ancora scavi archeologici e studi
specifici, pur non di meno i numerosi reperti (monete e
frammenti di vasi). Anche il De Fiore, nella sua Monografia di Maida, parla dei
reperti ritrovati in varie circostanze nella zona(6).
I Brettii
La Calabria fu occupata, a partire dal VI sec. a.C. dai Bruttii (o Brettii), popolazione italica di ceppo lucano, sino a circa il VII sec. d.C., quando l'amministrazione bizantina vi estese la denominazione di Calabria che sino ad allora era stata propria della terra dei Messapi e dei Japici (l'attuale penisola salentina). Negli ultimi anni del III sec. il territorio della Calabria era percorso dagli eserciti punico e romano, che combattevano, assieme alle bande dei Brettii, una fase di guerriglia non meno sanguinosa e risolutiva delle battaglie campali fra Roma e Cartagine (7). Di questo periodol'antefissa, costituita da una grande conchiglia in terracotta che incornicia un volto femminile, custodita nel Museo di Lamezia Terme.
I Romani
La sorte del Bruzio si decise alla fine delle guerre puniche (202 a.C.) che avevano visto la regione militare a fianco di Cartagine. Gran parte delle terre furono ridotte ad "ager publicus"; si procedette al disboscamento indiscriminato e tutto conobbe un degrado progressivo ed irresistibile: fu il processo di spopolamento. Il territorio fu messo a disposizione dei Senatori e dei combattenti valorosi che, con molta probabilità, vi edificarono le ville - fattoria di cui si trova qualche traccia nelle nostre zone. La Statio sulla Via Popilia, i numerosi reperti, l'esistenza di ville-fattoria disseminate sulle nostre colline e la Diocesi di Torri ci donano la certezza di una presenza romana in loco. Della Diocesi di Torri, che vari autori collocano nella zona tra Nicastro, ora Lamezia Terme, e Maida (8), troviamo notizia in alcune lettere, del 594 e del 602, di S. Gregorio Magno (9). Sappiamo che molti vescovi di questa Diocesi presero parte a vari Concili Ecumenici. Le circostanze che la Corte Vescovile usava riunirsi, nel periodo estivo, in Maida (10), che nella Chiesa di S. Maria sino al 1929 vi era il trono Vescovile, che nel passato i Vescovi prendevano possesso della Diocesi entrando in Maida, fanno supporre un legame tra questa sede Vescovile non solo con Nicastro ma anche con Maida dove la Chiesa di S. Maria era considerata concattedrale.
Periodo Bizantino
Intorno al VI secolo d.C. la nostra penisola fu oggetto di lotte armate tra
Longobardi e Bizantini che si contendevano il dominio sul territorio. Necessità
belliche indussero i Bizantini a fortificare il "Mere" o "Drungoi" di Mag(h)ida: così risulta denominata Maida nei documenti greci più antichi. Nel 929 gli Arabi, guidati da Sabir, dopo essere sbarcati a S. Eufemia si dirigono verso Maida e Tiriolo facendo duemila prigionieri (11). Nel 1020 gli Arabi assalgono nuovamente il " Castrum Maydanum" e lo distruggono. La presenza dei Bizantini si protrae sino alla fine degli anni Cinquanta dell' XI secolo.
Dall'arrivo dei Normanni sino al XIV secolo
Nell'undicesimo secolo, con Roberto il Guiscardo, i Normanni
subentravano ai Bizantini. Roberto, in procinto di conquistare Reggio, si
accampava nei pressi di Lacconia verso la fine degli anni Cinquanta dell'XI
secolo .
Intorno al 1056/57 il Guiscardo ricevette una pesante sconfitta da parte dei Calabrenses, identificabili con le forze indigene fedeli a Bisanzio, che trucidarono un'intera guarnigione normanna presente a Nicastro (12).
Solo successivamente furono intavolate trattative di pace con Nicastro e Maida.
Conseguentemente le antiche fortificazioni vennero ingrandite e fu costruito il
Castello da dove, successivamente, Mihera e poi Boemondo nel 1088 potevano
dominare l'istmo. Dopo la partenza di Boemondo per il Santo Sepolcro, Maida ed
i sui territori rimanevano sotto l'influenza di Ruggero, il quale li affidò a
Bono suo fedelissimo funzionario. A Bono dobbiamo la ricostruzione del
Monastero di Santa Veneranda verso il 1070. Alla morte di Ruggero,
nel 1100, gli successe il figlio, del suo stesso nome, che più volte si recherà
a Maida. L'imperatore Federico II, venuto a Maida il 23 maggio del 1223 ed in
altre occasioni, ne favorì il processo di latinizzazione cosicché la lingua ed
il rito latino sostituivano quello greco. Carlo I d'Angiò, dopo aver sconfitto
Manfredi, affidò il Castello ad Egidio Santoliceto il quale incamerò i beni di
coloro che si erano alleati con Corradino di Svevia, costituendo un feudo vero
e proprio.
Tral'inizio
e la fine del XIII secolo sorgeva la chiesa di San Nicola de Latinis in
contrapposizione, a quella preesistente, di S. Nicola de Graecis.
La contrapposizione, forse, non riguardava solo ed esclusivamente il rito ma la
situazione complessiva. L'ampiezza della Chiesa (troppo grande per una Cappella
palatina) e l'appellativo "de Latinis" ci fa pensare ad un luogo sacro
aperto ai fedeli legati ai normanni e ad un probabile rione "dei latini" da
collocare all'interno della prima cinta muraria mentre all'esterno
probabilmente vi stavano ibizantini legati
alla Cattolica ed al Protopapa. La Chiesa dei latini, nella sua grandezza, si
contrapponeva alle piccole Chiese dei greci.
L'ampiezza e l'imponenza rappresentavano un simbolo di potere espresso anche
nell'appellativo di Toparca (dal gr.
topÃrxgs
lat. toparches, "a capo del luogo") di cui si fregiava l'autorità religiosa in
contrapposizione al Protopapa (dal gr.
protopapÁs, lat.protopapàs
"primo dei papas", il primo dei sacerdoti di rito greco). Tra il 1268-69
i maidesi, stanchi delle continue vessazioni cui erano costretti, approfittando
dell'assenza del Santoliceto, assalivano il Castello distruggendolo. Sotto il
dominio di Carlo d'Angiò ne fu ordinata la ricostruzione.
Alla famiglia dei Santoliceto succederà Goffredo Marzano che estenderà il suo
dominio dal golfo di Squillace sino a quello di S. Eufemia. Nel 1339, sotto il
suo comando, la flotta angioina sconfisse i Siciliani a Lipari (13). La
carestia, "la grande fame" del 1315 e la peste nel 1348 provocarono la crisi
demografica ed economica di Maida.
Dal Quattrocento al
Seicento
Il Quattrocento iniziava con un nuovo feudatario, Gualtiero Caracciolo, che
visitò Maida nel 1408 e trasferì la proprietà del feudo ad Ottino Caracciolo.
Molte famiglie maidesi, per niente entusiaste del fatto, preferirono trovare
rifugio altrove (14).Con Ottino Caracciolo si ricostruiva il feudo nei vecchi
confini normanni. Nel 1426 venne costruito il Monastero dell'Osservanza, con
l'autorizzazione di Papa Martino V (Bolla "Sincerae devotionis affectus" del 4
marzo).
Ad
Ottino succedeva il fratello Luise che si fece cedere, per sua dimora, un
fabbricato dalla famiglia Poerio (vicino la caserma dei Carabinieri, presso
l'attuale strada statale). Luise arrivava a Maida in compagnia di una grave
pestilenza, che era scoppiata in tutta la regione e che ora aggravava la
situazione di tanta gente già angustiata da tante sofferenze. Nel 1451 sorse il
Convento dei Padri Conventuali, ai quali aveva ceduto il suo palazzo, che fu
utilizzato come convento; vi fu poi costruita a fianco la Chiesa (attuale
Caserma).
Nello stesso anno molte famiglie scelsero, nuovamente, di trasferirsi altrove
per sfuggire alle continue vessazioni. Nel 1457 era feudatario Luigi Minutolo.
Le aggravate condizioni economiche spinsero, il 2 giugno del 1459, ad
abbracciare il partito della rivolta e sotto le mura di Maida si combatté una
sanguinosa battaglia, vinta dalle truppe regie comandate dal Davalos. Molti
feriti trovarono rifugio nelle case di Maida e furono curati da Vincenzo
Vianeo, grande chirurgo ed inventore della rinoplastica. Scacciati i feudatari
da Ferdinando d'Aragona, Maida riconquistò la demanialità.
Nel 1469 fu edificato il Convento dei Padri Minimi e molto probabilmente, nella
primavera del 1480, San Francesco visitò Maida. Nel 1484 una terribile
epidemia, seguita da una carestia, arrestò temporaneamente lo sviluppo
economico del paese. Nel 1485 Federico d'Aragona concesse importanti
elargizioni che consentirono alla popolazione di raggiungere un migliore tenore
di vita. Federico, divenuto re il 7 ottobre del 1496, concesse nuove
elargizioni a Maida tra cui l'esenzione di tutte le gabelle nei giorni di
domenica per le merci e le vettovaglie importate in Maida e tante altre
agevolazioni. Il feudo continuò ad essere alle dipendenze del demanio sino al
1496, anno in cui fu comprato da Marcantonio Caracciolo. Mentre l'economia del
feudo andava a rotoli, i Saraceni riprendevano le loro incursioni. Verso il
1565 lungo le spiagge cominciò a sorgere un'ininterrotta catena di torri
d'avvistamento e di segnalazione. Nel 1577 morì Giovanni Alfonso Mantegna, nato
a Maida intorno al 1520, insigne poeta, amico di Laura Terracina,
dell'Ottinello, del Tansillo, e d'altri conosciuti rimatori. Nel 1578 un
terremoto danneggiava il paese.
Nel
1582 venne fondato il Convento dei Cappuccini, nel 1584 il Monastero di Santa
Veneranda venne trasferito nella seconda sede e nel 1589 arrivarono i
Domenicani. Dopo essere passato da feudatario in feudatario il feudo, ai primi
del Seicento, giunse nelle mani di Marcantonio Loffredo che elevò il titolo da
baronia a principato. Loffredo, a differenza degli altri, s'interessò
direttamente degli affari del feudo. Sotto i Loffredo Maida subì i terremoti
del 27 marzo 1638 e del 1657 che intaccarono nuovamente la sua economia. A
Marcantonio successe il figlio Francesco Carlo che fu ucciso, la notte del 16
gennaio del 1648, all'uscita del Teatro (sito,forse, nel piano di S. Caterina)
da alcuni congiurati stanchi delle continue torture e barbarie (15) e nello
stesso tempo emuli della rivolta antispagnola che si era svolta, ad opera di
Masaniello, alcuni mesi prima a Napoli. Nella stessa occasione fu incendiato
anche il Convento di S. Veneranda. Successivamente il feudo fu affittato, nel
1675, ad Ottavio Piccolomini d'Aragona cui si deve la fondazione dell'Ospedale
di S. Pietro e della Congregazione dell'Immacolata. In questo periodo sorse,
per opera di Pietro Paladino, l'Accademia degli Inquieti che usava riunirsi
nella Chiesa di S. Giuseppe. Il Seicento si conclude con l'arrivo dei Ruffo.
Dal Settecento al Novecento
Il feudo fu acquistato dal Cardinale Ruffo di Bagnara, per
148.000 ducati, nel 1690 (16). A lui si deve l'istituzione di un legato di 200
ducati annui per dotare dieci ragazze povere ed orfane di entrambi i
genitori, native di Fiumara di Muro e dello stato di Maida. Con la morte del
Cardinale, avvenuta nel 1692, il feudo passò poi al nipote Francesco sino al 29
aprile del 1715 ed in seguito a suo figlio Carlo che si stabilì a Maida dopo
aver restaurato il castello (17). Durante il suo governo oltre alla seta
incentivò l'olivicoltura, impiantando migliaia di nuove piante, e la
costruzione di frantoi.
Le trasformazioni agrarie promosse dal duca favorirono un afflusso consistente
di manodopera attratta dalle crescenti occasioni di lavoro offerte
dallo sviluppo produttivo. Dalla fine del Seicento ai primi decenni del
Settecento si verificò in Maida il più alto aumento di popolazione registrato
nei centri feudali dei duchi di Bagnara. Tra il 1669 e il 1732 la popolazione
salì da 621 1023 fuochi fiscali. Un forte freno alla crescita demografica fu
però posto, nel 1743, dalla pestilenza. Nel 1750, anno della morte di Carlo, il
feudo passò al figlio Francesco ed in questi anni fu aperta l'Accademia detta
degli Erranti. Nel 1761, anno della morte di Francesco Ruffo, si era stabilito
a Maida Monsignor Fabiani, che ebbe il merito di aver abbellito la Chiesa
di S. Nicola de Latinis ed arricchito la Chiesa di S. Maria con
preziosi doni. Il posto del duca Francesco fu preso da sua moglie Ippolita che
si era cresciuta a Maida. Il 28 marzo del 1783, a causa del terremoto, in Maida
ci furono 95 morti ed ingenti danni. Fu merito della duchessa Ippolita se, dopo
il terremoto, Maida potè, in certo modo, risollevarsi. A lei si deve la
costruzione di una filanda, di alcune piccole concerie, la donazione dell'area
del Palazzotto per l'ampliamento della Chiesa di S. Maria e numerosi atti di
carità nei confronti dei bisognosi. Danni peggiori rispetto al terremoto li
fece la Cassa Sacra che, nell'intenzione del Sovrano, avrebbe dovuto
provvedere, con la confisca e la successiva vendita dei beni delle Chiese e dei
Monasteri, al recupero dei fondi necessari per la ricostruzione (18).
Successivamente fu compilata la Lista di Cassa Sacra contenente l'elenco e la
descrizione dei beni confiscati. Alla fine del Settecento si diffusero anche a
Maida le idee illuministiche, fiorirono le logge massoniche e le idee
giacobine. Non fa meraviglia se il Cardinale Ruffo, in data 7 marzo 1799, si
recò anche a Maida per reprimere il movimento giacobino. Pochi anni dopo la
loro restaurazione, i Borboni di Napoli furono dichiarati decaduti e nel 1805
Napoleone Bonaparte insediò sul trono di Napoli suo fratello Giuseppe. I
Napoletani furono sconfitti dai Francesi a Campotenese; i reali borbonici
furono costretti a rifugiarsi in Sicilia sotto la protezione della flotta
inglese. In questi anni, tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento,
sorsero numerosi palazzi, con i relativi casali, di cui alcuni progettati dal
Sintes, allievo del Vanvitelli (19).
In
questo periodo Maida visse un'altra importante pagina della sua storia. Il
generale John Stuart, sollecitato dall'ammiraglio Sidney Smith e fidando nelle
promesse d'appoggio della popolazione dei luoghi circostanti, il 3 luglio 1806
si portò alla foce del fiume Lamato e fece avanzare verso l'interno i suoi
4.795 uomini. A pochi chilometri dall'abitato di Maida, sulla collina Bolla,
erano appostati 7.800 soldati francesi comandati dal generale Reynier. Lo
scontro avvenne la mattina del 4 luglio e durò solo poche ore con la vittoria
degli Inglesi. In quest'anno il Comune dovette provvedere ad ospitare le truppe
di passaggio e ad imbandire pranzi per gli ufficiali "per lo quieto vivere ed
evitare l'inconvenienti che costoro minacciavano di commettere" (20). Ben
presto i Francesi ripresero il controllo della situazione ma, caduto Napoleone,
la restaurazione riportò i Borboni sul trono di Napoli. Nei primi decenni
dell'Ottocento l'istruzione pubblica fu affidata al canonico della Collegiata
di S. Maria Cattolica, don Giovanni Cervadoro, singolare educatore, patriota,
politico e massone. In questi anni fiorirono le associazioni carbonare e
massoniche e col passare del tempo quelle mazziniane della "Giovane Italia" che
ridestarono, negli animi dei maidesi, l'anelito alla libertà ed all'unità
d'Italia. Nel 1835 e 1847 le compagnie comiche Lusitano e Labriola
rappresentavano a Maida (21). Nel 1845 "nella Piazza di questo abitato" vi era
un posto di guardia situato nei locali del Signor Nicola Araco, attuale casa
Stranieri (22). Sempre in quest'anno il Convento dei "Paolotti" fu utilizzato
per ospitare le truppe di passaggio (23). Il 29 agosto 1860 Maida salutò
l'ingresso di Giuseppe Garibaldi. Più di tremila armati raccolti a Maida, il
cui valore Garibaldi ricordava con gratitudine anche nel suo esilio di Caprera,
lo seguirono verso l'ultimo baluardo borbonico. Conseguita l'Unità d'Italia,
Maida si trovò a vivere i problemi economici e politici degli altri paesi del
Sud. La terra era nelle mani di pochi latifondisti e l'unica risorsa era il
fiorente artigianato. Per buona parte della popolazione, che viveva di stenti,
l'unica via di scampo fu l'emigrazione in America. All'emigrazione si
aggiunsero i danni provocati dalla prima guerra mondiale. Nei primi anni del
1920 sorsero a Maida le sezioni socialiste e fasciste. In questi anni arrivò
anche l'illuminazione elettrica e partirono da Maida volontari per l'Africa e
la Spagna Durante la seconda guerra mondiale molti maidesi morirono sul campo
ed i loro nomi, accanto a quelli dei caduti durante la prima guerra, vengono
ricordati sulle lapidi del monumento ai caduti. Liberata l'Italia, gli alleati
su proposta dei concittadini, nominarono sindaco di Maida il colonnello
Ferdinando Fabiani. Al referendum del 2 giugno 1946 Maida è tra i pochi comuni
del Sud a preferire la Repubblica. Negli anni Cinquanta e Sessanta si
riaffacciò il fenomeno dell'emigrazione che spopolò il paese segnando la fine
dell'artigianato.
Bibliografia
1. P. Gambassini · A. Milano, Una industria Pebble Culture a Caselle,1973. 2. P. Gambassini · A. Milano, Una industria del Paleolitico superiore arcaico presso S. Pietro a Maida scalo, 1976. 3. Giovanna De Sensi, Atti Convegno - Per una Idea di Calabria, Cosenza 27-28 novembre 1981, Periferia 4. Dario Leone, I primi abitatori della Calabria, La Modernissima. 1989 5. La tesi fu sostenuta dapprima da Gabriele Barrio nel libro ·Antichità e luoghi della Calabria· edito nel 1571 e poi da Tommaso Aceti e da Sertorio Quattromani nel 1714 e 1737. Fu ripresa da Francesco Deodato e Bartolomeo Romeo ed ultimamente da Giuseppe Fabiani nel 1983. 6. Francesco De Fiore, Monografia di Maida, Bevilacqua, 1804. 7. Giovanna De Sensi, I Brettii, Rubbettino 1995 8. Padre F. Russo, La Diocesi di Nicastro, Napoli 1958; Antonio Francesco Parisi, Il Feudo di Maida, Historica 1958; Sardella Teresa, La cristianizzazione del Lametino e il problema della Diocesi di Torri, in Tra l·Amato ed il Savuto a cura di De Sensi Sestito Giovanna, Rubbettino1999. 9. Migne, Patrologia Latina,69,101 10. Zibaldone Farao, manoscritto. 11. Cronaca Siculo-Saracena, Cozza-Luzzi, 74, Amari, II, 210. 12. Burgarella Filippo, A proposito del diploma di Roberto il Guiscardo per l·Abbazia di Santa Maria di S. Eufemia, in Tra l·Amato ed il Savuto, op. cit. 13. Antonio Francesco Parisi, Il Feudo di Maida, Historica, 1958. 14. Francesco De Fiore, op.cit., pag. 55. 15. Francesco Antonio Parisi, op. cit. pag. 105. 16. Giuseppe Caridi, I Ruffo, Falzea, 1999. 17. Francesco Antonio Parisi, op. cit., pag. 112 ss. 18. Giuseppe Ammendola,Il feudo calabrese di Maida fra riforme e restaurazione, Polistampa, Firenze 19. Rubino G., Un allievo del Vanvitelli in Calabria: Ermenegildo Sintes, architetto ed urbanista, in Atti del Congresso Internazionale ·Luigi Vanvitelli ed il Settecento Europeo·. 20. A.S.CZ, Conto del Sindaco Pietro Palermo, b.104. 21. A.S.CZ, Int.di Cal.U.2, Polizia, b. 5/F200 e b. 8/F335 22. A.S.CZ, Int.di Cal.U.2, Cont. Com. 23. A.P.S.M.C
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