| S. Maria Cattolica : Lettura Teologica La leggenda di S. Maria la Cattolica. Quando la campana di S. Maria la Cattolica chiamava a raccolta i monaci sparsi nelle laure era un vero spettacolo vederli arrivare: chi lentamente a causa degli anni, chi assorto nelle preghiere e chi allegramente, con il passo della giovinezza, non vedeva l'ora di entrare nel "katholikon" con la sua pianta a croce greca e la bella cupola che sembrava toccare il cielo. Nella costruzione delle chiese nulla era affidato al caso, tutto era simbolico ed aveva un significato profondo, anche la fondazione della chiesa non era casuale e per iniziare a costruirla i monaci dovettero attendere un segno dal cielo. Un carro, trainato da alcuni buoi, racconta la leggenda, trasportava l'antica icona della Beata Vergine Maria ma, ad un certo punto, rimase bloccato. I monaci pensarono subito a qualche sasso che impedisse il cammino, provarono a vedere sotto le ruote, ma non vi era traccia di alcun impedimento, provarono allora a spingere i buoi, ma questi s'inginocchiarono ed il silenzio scese su tutti loro che impietriti si guardavano senza saper dare spiegazione all'accaduto, ma ecco che ad un certo punto l'anziano protopapa esclamò: " Fratelli! Non avete ancora compreso! Questo era il segno che da tanto tempo aspettavamo! La Vergine Maria si è degnata di rispondere alle nostre suppliche! Lei che da sempre ha guidato i nostri passi ora ci indica il luogo dove dovremo costruire il "Katholikon". A queste parole i monaci incominciarono ad esultare di gioia e si rallegrarono in Colei che ci fu affidata come una Madre. Iniziarono così i lavori della chiesa che s'ispirava alla Gerusalemme del Cielo, ed esattamente al capitolo 21 dell'apocalisse di S.Giovanni; con la sua forma a cubo sormontata da una cupola dava proprio l'idea della terra, il quadrato, che si apriva, per grazia, all'Eternità simboleggiata dal cerchio. L'anziano protopapa quando la vide completata esclamò: "E' una cosa meravigliosa che, nella sua piccolezza, il tempio sia simile ad un vasto universo. La sua cupola s'innalza come i cieli dei cieli... Essa poggia saldamente sulla sua parte inferiore ed i suoi archi rappresentano le quattro parti del mondo"(1). "Il tempio è il cielo terrestre, nei suoi spazi Dio abita e passeggia" (2). Quando entrò, vide l'edificio con la sua pianta a croce greca inscritta in un quadrato che dava origine a nove spazi uguali; la chiesa guardava ad oriente perché la preghiera rivolta verso "l'Oriente" è attesa del ritorno del Signore. La sua navata centrale era come una nave lanciata negli spazi diretta "come la folgore" verso il "Sole di Giustizia", verso "L'Oriente", verso il Cristo (3). Ogni braccio della croce misurava 18 piedi bizantini (m.5,67) che in greco era indicato con le lettere IH (ie) ovvero con le iniziali del nome di Gesù. Il suo altare era rivolto a levante; mentre al contrario, la porta d'uscita guardava ad occidente dove è lo spazio amorfo dell'oscurità, la terra non evangelizzata, ed anche l'inferno. Entrando, si aveva subito l'impressione di andare incontro alla luce, di essere sul cammino della salvezza che conduce alla città dei santi, alla terra dei viventi dove splende il Sole senza tramonto. I monaci ed il protopapa continuarono per lungo tempo a cercare Dio, nella quotidiana conformazione a Cristo, sulla strada tracciata dai padri del deserto sino all'arrivo dei Normanni. Ma questa è un'altra storia Dalla leggenda alla storia e dalla storia alla leggenda. Il Katholikon mantenne, molto probabilmente, la sua struttura architettonica sino al terremoto del 1783, fu allora che i maidesi vollero ricostruire la loro chiesa nello stesso luogo, ma con le dimensioni attuali (4).Per realizzare questo loro progetto furono compiuti lavori di scavo, costruiti dei contrafforti e fu inglobata la vecchia torre del palazzotto baronale (5) che, con piccole modifiche, divenne il campanile della chiesa rimasto al suo posto sino al 1926. Il terremoto del 1783 danneggiò gravemente la chiesa, tanto che il regio ingegner Claudio Rocchi voleva spostare la parrocchia nella chiesa di S. Nicola de Latinis; ma i maidesi, ricordandosi dell'antica leggenda, si ribellarono, e vollero che la loro chiesa risorgesse nel suo antico sito assumendosi l'onere di ricostruirla a loro spese (6). Molti affermarono, in quel giorno, di aver visto un anziano monaco ridere di gusto e benedire il suo popolo, un poco rivoluzionario ma tanto devoto ed è a questo punto che la leggenda di S. Maria si confonde con la storia senza confonderla. Lettura Teologica La fondazione di S. Maria è da far risalire ad una leggenda, legata all'icona della "Madonna del Segno"(7)andata perduta. I monaci che trasportavano l'icona, avrebbero voluto costruire la Chiesa più ad occidente del sito odierno, ma i buoi che trasportavano il carro sul quale era riposta l'icona si bloccarono; i monaci provarono a spingerli e questi s'inginocchiarono nel punto in cui fu costruita la Chiesa. I monaci a quel punto capirono che questo era da interpretare come un segno divino. L'antica immagine col passare del tempo, ma soprattutto a causa dei terremoti, da icona è divenuta statua. Nella sua Visita Pastorale Mons. Paolino Pace descrive la statua di S. Maria Cattolica con il Bambino tra le braccia, "inter brachia", che andrà poi distrutto dal terremoto del 1783. Oggi della struttura originaria della Chiesa abbiamo solo tracce: un pilastro in pietra arenaria collocato come base della cupola, il rilievo della Chiesa che lascia intravedere l'antica struttura quadrata, divisa in nove quadrati dalla croce della navata e del transetto, le misure dei bracci della croce (mt 5,67 corrispondenti a 18 piedi bizantini) ed il racconto, sia nelle Visite Pastorali che negli storici locali, di una Chiesa Bizantina. Alla luce di questi pochi elementi possiamo ricavare una visione parziale dell'antica Chiesa. Ci aiuteranno, in questa descrizione, le nozioni generali dell'architettura e della spiritualità bizantina alla luce delle quali cercheremo di rileggere i pochi elementi in nostro possesso. Origine celeste del Tempio. Nel pensiero tradizionale la concezione del tempio non è lasciata all'ispirazione personale dell'architetto, ma è data da Dio stesso. In altre parole il tempio terrestre è realizzato conformemente ad un archetipo celeste comunicato agli uomini attraverso l'intermediazione di un profeta. "Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro. Essi lo faranno conformemente a ciò che mostrerò, secondo il modello del tabernacolo e secondo il modello di tutti gli arredi..." (Es25,8-9). Dio dice ad Ezechiele: "Tu figlio d'uomo, descrivi questo tempio alla casa d'Israele [...]. Ne misurino la pianta [...]. Manifesta loro la forma di questo tempio, la sua disposizione, le sue uscite, i suoi ingressi, tutti i suoi aspetti, tutti i suoi regolamenti, tutte le sue forme e le sue leggi: mettili per iscritto davanti ai loro occhi, perché osservino tutte queste norme e tutti questi regolamenti e li mettano in pratica" (Ez 43,10-11). Fin dall'inizio tutti i templi cristiani hanno il medesimo disegno che risale, in modo particolare, alla visione del Tempio della Gerusalemme celeste tanto è vero che S. Clemente di Roma dice che: " Dio stesso ha scelto il luogo dove si devono celebrare gli uffici" (8). Tempio e Cosmo Non a caso, per la fondazione della Chiesa, la leggenda ci racconta il segno dal cielo. I monaci, che volevano costruirla in un'altra zona, comprendono, nel vedere i buoi che si fermano e che non intendono andare oltre, che è Dio a scegliere il luogo utilizzando le sue creature. Ogni edificio sacro è cosmico, in altre parole fatto ad imitazione del mondo che è sacro in quanto opera di Dio. Il nostro corpo è legato al mondo e dobbiamo pregare Dio nella nostra condizione corporea. Il tempio riproduce la struttura intima e matematica dell'universo. Qui si trova la fonte della sua bellezza sublime. Poiché la bellezza della forma, dice Platone nel Filebo (51 C): "non è ciò che comunemente s'intende con questo nome, come ad esempio quella degli oggetti animati o della loro riproduzione, ma qualcosa di rettilineo e di circolare per mezzo del compasso, della squadra e della funzione. Perché queste forme non sono come le altre belle a certe condizioni, ma sono sempre belle in se stesse". La forma quadrata della Gerusalemme celeste (Ap 21,12ss.) è in relazione con il principio stesso dell'architettura dei templi. Qualsiasi architettura sacra si riduce all'operazione della "quadratura del cerchio", o trasformazione del cerchio in quadrato. Il cerchio ed il quadrato sono simboli primordiali. Al livello più elevato, nell'ordine metafisico, rappresentano la Perfezione divina sotto i suoi due aspetti; il cerchio o la sfera, di cui tutti i punti sono equdistanti dal centro, che è senza inizio e fine, rappresenta l'Unità illimitata di Dio, la Sua Infinità, la Sua Perfezione; il quadrato o il cubo, forma di tutte la basi stabili, è l'immagine della Sua Immutabilità, della Sua Eternità. Ad un livello inferiore, nell'ordine cosmologico, questi due simboli riassumono tutta la Natura creata, nel suo essere stesso e nel suo dinamismo: il cerchio è la forma del cielo, in particolare dell'attività del cielo, strumento dell'Attività divina che regola la vita sulla terra di cui la figura è un quadrato perchè, relativamente all'uomo, la terra è in qualche modo "immobile", passiva e "offerta" all'attività del Cielo. L'uomo è il centro, egli stabilisce un legame fra l'Alto (Essenza-Cielo) e il Basso (Sostanza-Terra): e tale relazione è giustamente simbolizzata dal segno della croce. Questo rapporto del cerchio con il quadrato o della sfera con il cubo, è realmente il fondamento dell'architettura sacra, a partire dal quale tutto l'edificio è concepito e realizzato. La cupola o la volta sormonta il "cubo" della navata come il cielo fisico è "appoggiato" al di sopra della terra, ed è questa la ragione per la quale, anticamente, la maggior parte delle volte erano dipinte in blu e disseminate di stelle. L'edificio sacro appare dunque come una variazione sinfonica del medesimo tema: l'unione del cielo e della terra, il "tabernacolo di Dio fra gli uomini" come lo ha cantato magnificamente san Massimo il Confessore nel suo Poema su Santa Sofia d'Edessa: "E' davvero mirabile che, nella sua piccolezza sia simile al vasto mondo [...]. Ecco che la sua copertura è tesa come i cieli: senza colonne, incurvata e chiusa [...]. La sua cupola s'innalza come i cieli dei cieli [...]. I suoi archi rappresentano le quattro parti del mondo". Il tempio riproduce il mondo, opera di Dio, e traduce anche la presenza del trascendente: è "Casa di Dio" e "Porta dei Cieli" (Gn 28,17). Dio ha creato tutto "secondo numero, peso e misura", e così del caos ha fatto il cosmo, la Bellezza. Il rilievo della Chiesa attuale ci mostra l'antica struttura quadrata della Chiesa, la croce che la divide in nove quadrati ed il cerchio della cupola inscritto nel quadrato centrale. Armonie numeriche La costruzione del tempio imita la creazione del mondo che è essenzialmente il "cosmos" che succede al "caos", ovvero la bellezza che segue alla confusione. Come lo Spirito, "che aleggiava sulle acque" (Gn 1,1 ss.) penetra la Sostanza informe, così l'architetto costruisce un edificio organico partendo dalla bruta materia, imitando così il Creatore che è definito, alla scuola di Platone, il grande Architetto dell'Universo, poiché - aggiunge il filosofo - "Dio è geometra". La geometria, base dell'architettura, è stata sino all'inizio dell'epoca moderna una scienza sacra, la cui formulazione in occidente proviene precisamente dal Timeo di Platone e attraverso di lui risale ai Pitagorici. Sant'Agostino nel De Musica sviluppa l'idea del Numero che guida l'intelligenza della percezione del creato sino alla realtà divina. Pio XI dirà: "L'universo è così risplendente di bellezza divina perché una matematica, una divina combinazione di numeri, regola i suoi movimenti, poiché, come ci dice la Scrittura, Dio ha creato tutto con numeri, pesi e misure". Lo studio dell'aritmetica, tra il VII e VIII secolo, fu incoraggiato dal problema del calendario. Il problema nasceva dal fatto che il calendario cristiano risultava da una combinazione fra quello giuliano, fondato sul moto annuo della terra rispetto al sole, e il calendario ebraico che si riferiva al ciclo lunare. Mentre l'anno con i suoi giorni apparteneva al primo calendario, la data della Pasqua, così importante per i credenti, era invece ricavata dalle fasi lunari. Per circa trentanni, ci riferisce Beda il Venerabile, i fedeli della Nortumbria avevano celebrato patienter due Pasque all'anno, la celtica e la romana; un'unica data per la Pasqua, uguale per tutta la cristianità, richiedeva che si adottasse un accorgimento unitario per rapportare la durata dell'anno solare a quella dell'anno lunare. Rileggendo, alla luce di queste nozioni, le misure dell'antica Chiesa scopriamo che esse non sono affidate al caso o alla fantasia dell'architetto, ma che contengono il nome di Gesù. Ogni braccio della croce misura 18 piedi bizantini (mt 5,67) che scritti, nelle lettere-cifre greche, si scrivono (( e corrispondono al monogramma del nome di Gesù. Beda il Venerabile diceva che: "...la lunghezza indica la longevità della Santa Chiesa per mezzo della quale, durante l'esilio della peregrinazione, sopporta tutte le cose avverse con pazienza finchè possa giungere alla sua Patria. La larghezza indica la carità per mezzo della quale, allargata la mente, gode di amare non solo gli amici di Dio, ma anche i nemici di Dio..., l'altezza indica la speranza della ricompensa futura..." (9). Le misure della Chiesa di S. Maria ci dicono, attraverso il linguaggio dei simboli, che la "misura" di tutte le cose è il Cristo, tutto infatti "è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste" (10). L'orientazione rituale La Chiesa cristiana è orientata ritualmente secondo la direzione Ovest-Est con la testa girata verso Est. L'orientazione è un fenomeno normale a partire dal V secolo e costituisce, in certa misura, una sopravvivenza del paganesimo o perlomeno di sua rilettura in chiave cristiana. I sacerdoti egiziani volevano che, la mattina del giorno in cui si festeggiava la divinità nel suo santuario, un raggio del sole nascente passasse esattamente sull'asse del tempio e andasse ad illuminare il volto della divinità; tutto ciò ovviamente imponeva una rigorosa orientazione dell'edificio. I cristiani, tuttavia, si sono rifiutati di fare come i pagani, ovverosia di pensare che le Chiese dovessero essere orientate solo perché si riteneva che Dio risiedesse in Oriente. Come dice San Gregorio di Nissa: " ...se noi ci volgiamo ad oriente per pregare, non è perché crediamo che Dio colà abbia stanza, ma ci ricordiamo che la nostra prima patria, quella in cui l'uomo abitava prima della sua caduta, era appunto posta dalle parti d'Oriente". San Tommaso riassume le ragioni che regolano l'orientamento in questi termini: " E' preferibile che noi adoriamo con il viso rivolto ad Oriente: primariamente, per mostrare la maestà di Dio che ci viene manifestata attraverso il movimento del cielo che inizia ad Oriente; secondariamente, perché il Paradiso terrestre si trovava ad Oriente e noi cerchiamo di tornarvi; in terzo luogo, perché Cristo, che è la luce del mondo, è chiamato Oriente dal profeta Zaccaria e perché, secondo Daniele, "è salito al cielo, all'Oriente"; infine perché è da Oriente che Egli tornerà, come dicono le parole del Vangelo di San Matteo: "Come folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo". L'orientamento della Chiesa è collegato ad una concezione antropologica. L'uomo è un animale spirituale orientato. E' soggetto ad un duplice tropismo (orientamento): - Fototropismo (orientamento verso la luce), che s'indirizza all'animale che è in lui e che l'attira verso la luce, in particolare modo verso la regione del sol levante (eliotropismo); - Tropismo ascendente, che innalza l'animale verso il polo celeste e l'altezza dello spirito. Due orientamenti, più complementari che diversi e il cui fine ultimo, nell'animale religioso è un Teotropismo: un orientamento verso Dio, Luce e Trascendente. "Che l'edificio si protenda verso l'oriente come una nave" raccomandavano le Costituzioni Apostoliche, nelle quali inoltre la Chiesa è paragonata a un vascello su cui c'imbarchiamo per partire alla scoperta del mondo esteriore e interiore. La Chiesa di S. Maria Cattolica è una Chiesa "orientata". Ancora oggi, noi tutti, quando preghiamo in essa, volti verso l'Oriente, siamo chiamati a tenere a mente la patria perduta che un giorno ritroveremo. Il Tempio, Corpo dell'Uomo-Dio. Cristo nei Vangeli parla del Suo Corpo come di un tempio, o meglio lo presenta come il Tempio. "Rispose loro Gesù: distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere. Gli dissero allora i Giudei: questo tempio e stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?. Ma egli parlava del tempio del suo corpo" ( Gv 2,19-21). Il tempio rappresenta il Corpo di Cristo ed Onorio d'Autun, nel suo Specchio del Mondo, stabilisce le seguenti corrispondenze: l'abside rappresenta la testa di Cristo, la navata il corpo, il transetto le braccia e le mani e l'altare maggiore il cuore, il centro dell'essere. Questa figura si sovrappone al diagramma della fondazione: la croce nel cerchio; la croce costituita dall'uomo con le sue membra si sovrappone agli assi cardinali che a loro volta con le loro iniziali formano la parola Adam: A=Anatolé (Oriente), D=Dysmé (Occidente), A=Arctos (Settentrione), M=Mesembria (Meridione). San Nilo in una lettera, risalente al V secolo, inviata all'amico Nemerius così descriveva le parti dell'edificio sacro: "Mi avete pregato di spiegarvi la ragione di alcuni simboli. Vi rispondo perciò che le acquasantiere ricordano gli insegnamenti divini; l'abside, che riceve la luce da oriente, rappresenta l'onore reso alla santa, consustanziale e adorabile Trinità; le pietre significano l'unione delle anime solidamente fondate, che s'innalzano sempre più in alto verso il cielo; i sedili, i gradini e le panche indicano la varietà delle anime in cui vivono i doni dello Spirito Santo, e ricordano quelle che circondano gli apostoli quando, nei primi giorni, sulla loro fronte si posarono le lingue di fuoco; il trono episcopale che s'innalza in mezzo al coro dei sacerdoti ricorda la cattedra del pontefice supremo, nostro signore Gesù Cristo". Una Pianta a forma di Croce. Malgrado le varianti progettuali, che esprimono altrettanti significati simbolici, una delle forme essenziali del tempio medievale è la croce, incontro tra la verticale e l'orizzontale, fra il tempo e lo spazio, fra il cielo e la terra. Nel corpo crocefisso della cattedrale, l'uomo si trova al centro dell'essere. Ogni errare cessa nel cuore della croce, che non rappresenta lo strumento di un supplizio, ma la permanenza di un simbolo. La deviazione dell'asse. In molti edifici medievali, così anche nella Chiesa di S.Maria Cattolica, si osserva un fenomeno curioso: l'asse della navata non si trova sul prolungamento esatto di quello del coro. La deviazione dell'asse è una sorta di rottura, una sorta di frontiera fra due ordini di realtà. Una rottura fra la navata, luogo delle credenze, e il coro, luogo della conoscenza in cui gli officianti hanno la visione più diretta del divino. 1) S. Massimo, Poema su S. Sofia di Edessa. 2) S. Germano, Sanctae Mariae Zoman, PG 98,384. 3) Zc 3,8. 4) F. De Fiore, Monografia di Maida, Nicastro 1804, pag. 201. 5) G. Barone, Maida, Firenze 1942. 6) A.S.CZ, Cassa Sacra, Segreteria Ecclesiastica, fasc. 1526. 7) Le immagini delle icone sono tratte da : Sophia la Sapienza di Dio, opera cit. 8) S. Clemente di Roma, Ad Cor. 1,402.5 Tempio e Cosmo. 9) Beda il Venerabile, Libro sul Tempio di Salomone, Patrologia Latina XCI, colonne 735-808. 10) Gv 1,3. | | |