Lettura Teologica delle Laure

Icona della NativitàLe laure sono il luogo del cammino (laura da lavra = cammino stretto). La grotta è il luogo della separazione, si lascia il "mondo",non per incontrare un proprio mondo più giusto, più bello, ma per incontrare il "mondo di Dio". La grotta è la casa di Nazaret, dove il monaco dimora nel silenzio e nel nascondimento, in continua unione con Dio. E' la scelta del buio, si lascia la propria luce per incontrare, nelle tenebre, la luce di Dio.
Il monaco è un separato dal mondo, che ritroverà in Dio attraverso la contemplazione per essere, per Cristo, con Cristo ed in Cristo, piccolo corredentore. I suoi occhi sono volti verso la terra, verso l'interno della grotta, ma il suo cuore è fisso in Dio. Fondamentali, per la comprensione della spiritualità della "grotta", sono le icone della Natività e della Crocifissione. Sia nell'una che nell'altra vi è una grotta buia. Nell'icona della Crocifissione il piede della croce è piantato su una caverna nera dove riposa il teschio d'Adamo (1), poiché il Golgota è il "luogo del cranio" (2).
Icona della CrocifissioneIl sangue del Crocifisso bagna la testa d'Adamo, il primo uomo, "l'uomo vecchio", ed in lui tutta l'umanità è chiamata alla vita nuova in Cristo. Nasce "l'uomo nuovo" fatto ad immagine di Cristo che è l'immagine del Padre. Questa realtà è preannunziata nell'icona della Natività: il Cristo situa misticamente la sua nascita in fondo alla voragine dove il male imputridisce nella sua ultima densità. Il Cristo è nato all'ombra della morte; la Natività inclina i cieli fino agli inferi e noi contempliamo adagiato nella mangiatoia, "l'Agnello di Betlem che ha vinto il serpente e ha dato la pace al mondo" (3). Il bambino coricato nella grotta è già la discesa del Verbo agli inferi, e forse l'espressione più incisiva del prologo del quarto Vangelo: "La luce splende nelle tenebre" (4)Icona del Battesimo
Il monaco sceglie di conformarsi al Cristo che nel sepolcro attende la risurrezione, è l'uomo vecchio che attende la nascita dell'uomo nuovo, nato ad immagine di Cristo. E' il chicco di grano che attende di portare frutto, è l'alba, un miscuglio di "luce" e di "tenebre", che attende la pienezza del giorno. Il monaco è "celato" nella grotta, nella cella. "Cielo e cella sono dimore affini. Infatti da Celare" le parole "cielo" e "cella" traggono, sembra, il loro nome. E quello che si "cela" nei "cieli" lo si "cela" anche nelle celle; ciò che si fa nei cieli, lo si fa anche nella cella. E che cosa dunque? Attendere Dio, godere Dio" (5). Durante la preghiera il monaco non si volge verso l'esterno della grotta, verso il panorama esterno, ma verso l'interno. Non ha bisogno di guardare, di ascoltare, ma c'è una luce interiore, una presenza insondabile ed imperscrutabile, che gli apre un panorama interiore. La grotta è anche il luogo della solidarietà con quell'umanità e con la creazione tutta che attende la Redenzione. La scelta della grotta per i monaci non era solo dettata da motivi contingenti ma, soprattutto, dalla scelta di configurarsi al Cristo che vuole la salvezza dell'umanità ferita dal peccato. "Fiaccola portatrice di luce, la carne di Cristo sotto terra dissipa le tenebre dell'inferno (6). Il monaco non è del mondo, non è nel mondo ma è nel e del mondo in quanto segno dell' "Altro" del "Totalmente Altro", anticipazione profetica della "Realtà" finale.

 

 


 

1. S. Massimo, Ambiguorum liber, PG 91, 1309B
2. Gv 19,17
3. Preghiera dopo la Liturgia della Natività, Liturgia Bizantina.
4. Gv 1,5
5. Guillaume de Saint-Thierry, La lettera d'oro, a cura di Claudio Leopardi, Sansoni, Firenze 1983,p.81
6. Mattutino del Grande Sabato, Liturgia Bizantina.

 

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