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Nicola
de Latinis
Cenni storici
Riguardo alla fondazione della Chiesa possiamo formulare
solo delle ipotesi che, in assenza di documentazione certa e di adeguati
studi sulla struttura architettonica, si basano su alcune argomentazioni.
Fondazione normanna.
Fu
probabilmente edificata da Ruggero d'Altavilla, con l'incorporamento o
la soppressione della supposta e più antica parrocchia di S. Marco,
ricordata nel marmo posto sul portale da Marco Antonio Loffredo nel 1638,
quando volle dotare la Chiesa di terreni che avrebbero dovuto compensare
i sacerdoti per l'assistenza data ai carcerati.
Il Regesto Vaticano non ci dice, con certezza, se si tratta di questa
Chiesa o di una Cappella interna al castello; ed anche la contrapposizione
della Chiesa di S. Nicola de Latinis (di rito latino) a quella di S. Nicola
de Graecis (di rito greco) la possiamo collocare in altri periodi poiché
si continuerà a celebrare in lingua greca sino al XIV secolo. Particolare
del portale
Fondazione angioina.
Nel 1269 i Maidesi stanchi delle continue angherie
cui erano sottoposti dal feudatario Egidio di Santoliceto, approfittando
della
sua partenza per Brindisi, distrussero parte del castello ed uccisero
la guarnigione. Nel 1269 re Carlo d'Angiò ordina la riedificazione
del castello, sul modello del Castel Nuovo di Napoli, facendo così
di Maida una delle più munite roccaforti della Calabria e di S.
Nicola la nuova Chiesa del Castello che sostituisce la Cappella precedente.
L'interpretazione popolare, ripresa poi dallo storico Giuseppe Barone,
identifica nelle due figure inginocchiate ai lati del quadro di San Nicola,
i sovrani angioini, re Carlo e sua moglie Beatrice.
Gli anni tra il Trecento ed il Quattrocento sono stati
particolarmente duri a livello economico per le nostre zone e quando,
nel 1458, il Vescovo Atanasio Calceopilo visita la Chiesa la descrive
in stato d'abbandono. Solo con il 1485, anno in cui Federico d'Aragona
erige il beneficio di S. Bernardino, la situazione economica della Chiesa
incomincia a migliorare.
Descrizione artistica - architettonica.
Al
centro della facciata tardo rinascimentale vi è il portale in pietra
tufacea con un timpano spezzato contenente la lapide posta da Marcantonio
Loffredo a ricordo dei restauri effettuati nel 1638. Il portale è
sovrastato dalla nicchia contenente la statua in tufo di S. Nicola, posta
da don Gregorio Cinque nel 1955. Nel timpano vi è una bifora contenente
le campane, una delle quali fusa nel 1771 proviene dal Convento di Gesù
e Maria. La Chiesa è ad unica navata.
Opere d'arte
*
Il quadro dell'Addolorata (m.1,80 x 2,40) è collocato nel secondo
arco grande sulla sinistra. La B.V. Maria appare circondata da angeli
e con ai lati S. Giovanni Battista, S. Francesco di Paola e S. Gaetano
Thiene inginocchiato e con il libro in mano. Il dipinto, di scuola napoletana,
fu donato nel 1701 dal "Toparca" Scipione Spadafora. Il dipinto,
legato al carattere prettamente devozionale, sviluppa una scena dai forti
accenti passionali modulati in una dinamica ascensionale che parte dal
basso con i Santi veneranti la Vergine per passare poi al precursore che
indica all'osservatore la Via e da questi all'Addolorata che, beata dalla
luce dell'Altissimo, sembra elevare la supplica dell'intera umanità
a Dio. Opera di vigorosa dottrina che chiarisce in termini gerarchici
il rapporto tra il fedele e l'Eterno, mediato dai Santi e dalla Vergine.
* Il Crocefisso ligneo del XV secolo è collocato nel terzo arco
grande sulla sinistra, al suo lato destro vi è un angelo in legno
( dalla relazione fatta a Mons. P. Pace sappiamo che gli angeli erano
due ed avevano il calice in mano per raccogliere il preziosissimo Sangue
di Nostro Signore).
* Gli affreschi,
collocati al disotto del crocefisso, sono di tre epoche diverse. Del più
antico , fine Quattrocento, rimangono solo i piedi di due Santi (dagli
Atti della Visita di Mons. P. Pace sappiamo che sono quelli di S. Geronimo
e di S. Sebastiano). Dell'affresco seicentesco rimane solo un ramo di
ulivo macchiato di sangue, ed infine, quello tardo ottocentesco raffigura
il monte Calvario.
*
La tela di S. Nicola
(m. 2 x 2,50), è di scuola napoletana, del XVII secolo, ed è
posta sull'altare maggiore. L'opera non è altro che una rigorosa
trasposizione con un lessico più materialistico del racconto iconografico
bizantino del quale mantiene appieno i rapporti compositivi e la scala
gerarchico-dimensionale tra le figure, mentre negli incarnati e nei paludamenti,
tende ad un realismo rappresentativo del tutto assente nell'icona conservata
a Bari dalla
quale chiaramente deriva.
In alto il Cristo e la Vergine Maria che gli porgono l'uno il Vangelo
e l'altra l'omophorion. In questa tela si fa riferimento all'arresto ed
alla spoliazione dei paramenti episcopali di S. Nicola da parte dell'imperatore
Costantino. Al Concilio di Nicea aveva difeso la dottrina della Trinità
e per questo motivo fu imprigionato, ma nella notte gli apparvero il Cristo
e la Madonna.
Erano loro a reintegrarlo nella dignità che gli era stata tolta.
In basso due figure di regnanti genuflessi .
Sulla loro identità i pareri sono discordi: alcuni ritengono che
si tratti di S. Uros, re della Serbia e di sua moglie Ilenia - la tesi
più probabile - (Relazione del Parroco Bubba a Mons. Paolino Pace),
altri, basandosi sul fatto che appaiono inginocchio e privi di aureola,
ritengono che si tratti di re Carlo d'Angiò e di sua moglie Beatrice
(G. Barone), altri ancora dei conti Caracciolo di Nicastro (F. S. Romeo)
o dei principi Ruffo di Scilla (A. Frangipane).
*
Nella Chiesa sono presenti anche: la statua di S. Nicola (1771) in legno
e cartapesta, quelle della B.V. della Grazia, della Salette e di Loreto,
di S. Liberata, di S. Rita, di S. Anna con Maria bambina, di S. Francesco
di Paola, di S. Antonio, di S. Giuseppe, dei SS. Cosma e Damiano, di S.
Barbara, di S. Michele Arcangelo, tutte in cartapesta, e quella, in gesso,
di S. Fabiano. Troviamo inoltre le statue dell'Addolorata, con volto e
mani in porcellana, la statua in resina del S. Cuore, che ha sostituito
quella in cartapesta rubata nel 1993, e la statua lignea di S. Pasquale
che si trova in pessimo stato di conservazione .
* Del patrimonio di questa Chiesa fanno parte numerosi
paramenti, di rilievo quello con le armi dei Loffredo, messali e libri
chedatano dal 1500, l'Archivio Parrocchiale contenente vari manoscritti
che vanno dalla fine del 1400 in poi ed i Registri Parrocchiali dal 1600
sino al presente.
Degni di nota sono anche l'Ostensorio, l'incensiere,
con relativa navicella ed il secchiello per le benedizioni (esposti nel
Museo Diocesano).
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