S. Maria Cattolica

Architettura ed Opere d'Arte

InternoLa pianta attuale della Chiesa è a croce latina su tre navate con transetto, sormontato da una cupola ottagonale. La navata centrale è ritmata dalla successione di pilastri, decorati con lesene sormontate da capitelli, che sostengono le arcate ed i cornicioni sui quali s'imposta la volta a botte.
Due dipinti di Felice Casuscelli (1), adornano l'imbotto delle navate laterali: quello di destra raffigura "Gesù e la Samaritana" e quello di sinistra "S. Francesco che benedice Maida". Le due opere presentano diversità stilistiche tali da poter confermare l'ipotesi che l'opera "Gesù e la Samaritana" sia una ridipintura che va ad innovare cromaticamente un sottostante affresco realizzato da Francesco Colelli, restando permeata di barocchismi formali propri dell'artista nicastrese; a differenza dell'altra che mantiene la figura del Santo sospesa in un paesaggio luminoso e tanto esteso da conferire alla scena una ariosità che l'avvicinano a soluzioni figurative tipiche del maturo Ottocento.
Nel catino absidale vi è il dipinto, di Zimatore e Grillo (2), raffigurante Cristo Re con ai suoi piedi i cinque continenti. Nei pennacchi della cupola troviamo i quattro Evangelisti, sempre opera di Zimatore e Grillo; gli stessi li troviamo a Roma nella Chiesa di S. Andrea della Valle (opera del Domenichino) ed a Napoli in quella dei SS. Apostoli.
Nell'abside tra due angeli, dipinti da Zimatore e Grillo, troviamo il quadro dell'Assunta opera di P. Griffo.

Lungo la parete esterna della navata sinistra sono dislocati:
* il Fonte Battesimale in pietra verde di Calabria;
* la tela della B.V. della Grazia tra S. Francesco e S. Michele Arcangelo. Si tratta di un'opera, d'ottima fattura, di scuola napoletana collocabile tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo che, pur nella diversità stilistica, mantiene l'iconografia bizantina della Eleussa (La Madonna della Tenerezza) a documento di quanto persistenti fossero le antiche raffigurazioni nella devozione locale. Originariamente la tela si trovava nella Chiesa del Convento dei PP. Cappuccini;
* la nicchia contenente le statue in cartapesta della Sacra Famiglia;
*il confessionale, di legno intagliato proveniente, secondo il De Fiore, dal convento diGesù e Maria ed eseguito, probabilmente, da un monaco originario di Serra S. Bruno.
Appare molto decorato con cornici, volute e sbalzi nel pieno stile Barocco atti ad impressionare il penitente incutendogli un timoroso rispetto verso il "Mistero Tremendo" della confessione e nei confronti della sacralità del confessionale;
*l'altare dell'Addolorata della famiglia Votta. Il dipinto è opera di Casuscelli;
*la nicchia contenente la statua, in cartapesta, di S. Teresina;
* l'altare di S. Francesco da Paola chiude la navata.

Lungo la parete esterna della navata destra vi sono:
*la teca lignea contenente la statua di San Foca (3);
*la nicchia contenente la statua di S. Maria Cattolica. Di questa statua sappiamo, dalla Visita di Mons. P. Pace del 1769, che era posta sull'altare maggiore e che aveva tra le braccia il Bambino Gesù, andato poi distrutto nel terremoto del 1783;
*il Confessionale;
*l'altare delle Anime del Purgatorio (4);
*il quadro della B.V. Maria adorante il Bambino Gesù dormiente (5);
*il quadro raffigurante S. Francesco di Paola, proveniente dal Convento di Gesù e Maria, è del XVII secolo. Questa tela fu commissionata dai frati per festeggiare la collocazione, (al primo posto a destra dell'altare della Confessione, di fronte alla statua di S. Pietro) della statua di San Francesco nella Basilica di S. Pietro. Si narra che il sorteggio fu ripetuto per tre volte, molti non erano contenti del fatto che la statua occupasse tale posto, e per tre volte uscì il nome di S. Francesco;
*a chiusura della navata, l'altare sormontato da tre nicchie contenenti, al centro, la statua,di gesso, del S. Cuore, a destra quella, in legno, di S. Giuseppe ed a sinistra quella, in gesso, della B. V. Maria.

Alla navata centrale si accede dall'artistico portale in pietra; una volta entrati, a sinistra, troviamo la Cappellina invernale ed a destra le scale che danno accesso alla cantoria ed al campanile.
Dopo aver attraversato l'antiporta troviamo delle piccole nicchie laterali (che anticamente servivano a contenere le lampade ad olio) che contengono le statue in cartapesta di S. Anna con Maria Bambina, a destra, ed a sinistra quella di S. Antonio.

Nelle pareti iniziali delle navate sinistra e destra si trovano due affreschi del cortalese Andrea Cefaly, opere di grande carattere innovativo poiché a differenza dei precedenti dipinti, ripetitivi di codificate rappresentazioni e di storicizzate iconografie, si connotano per una modernità figurativa, ottenuta con tinte fresche e tratti veloci, lontana da ogni intento devozionale e decorativo. In tutti e due i dipinti non c'è volontà di stupire l'osservatore coinvolgendolo in una azione di sacralità che travalica l'esperienza del comune e del sensoriale. C'è solo l'invito a partecipare ad un piccolo spettacolo "domestico" dove la fanciullezza fa da protagonista coinvolgendo gli adulti o per gli slanci vitali spontaneamente espressi o per un gesto di saggezza, da retore composto, inusuale per un giovanetto, che riesce a richiamare l'attenzione di menti mature.

Nel dipinto "Gesù tra i dottori" al centro c'è Gesù con sguardo dolce e penetrante e con l'atteggiamento d'esperto parlatore. E' il Messia che espone ilVerbo, giovane tra i vecchi detentori della dottrina, capace di "ammaliare" chi è disposto all'ascolto della novità e di "irritare" chi ad essa si chiude; già nella scena è individuabile chi lo seguirà e chi lo perseguiterà.
Nell'altro affresco titolato "Lasciate che i pargoli vengano a me"Gesù è l'adulto che tende l'abbraccio ai fanciulli, ai puri che manifestano la gioia dell'essere accolti con sguardi d'intesa penetranti, intensi e sbigottiti. Se il rapporto di Gesù con i saggi è di tipo dialogico quello con i fanciulli è gestuale: la "Parola" ed i "Segni" rivelano la modalità dell'intervento di Dio nel mondo tramite il Figlio. Sono questi due dipinti che mettono in luce la profondità del pensiero teologico di Cefaly e rivelano un aspetto poco noto di quest'artista, ben più conosciuto per la sua pittura romantico-risorgimentale che investe sopratutto temi storico-sociali ed ambientali.
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Nel presbiterio è presente il Crocefisso ligneo donato dalla famiglia Ciancio il 17 ottobre del 1742 (6).
Nella Visita Pastorale di Mons. P. Pace, 1769, risultava collocato nella Cappella del Crocefisso.
E' il Cristo del "Venerdì Santo" poiché la scultura veniva usata durante la celebrazione della Passione, consentendo, con le braccia snodabili, sia la Crocifissione che la Deposizione. In quest'opera, secondo una consueta rappresentazione barocca, è sottolineato il tema dell'agonia e della sofferenza sopportati da Cristo durante la Via Crucis: le ferite inferte dalle spine, i lividi delle frustate, le piaghe alle ginocchia e ai gomiti per le cadute ed il taglio al costato. Di grande espressione è il volto sofferente ma nello stesso tempo sereno.

Nell'attuale sagrestia, che sino ai primi del Novecento era la cappella di S. Francesco, sono presenti:
*l'Assunta, d'autore ignoto, commissionata dal comitato per i festeggiamenti in onore di S. Maria nel 1923. Nel passato era posta sull'antiporta centrale della Chiesa ed in occasione della Festa era collocata in Piazza Castello;
*il dipinto, su lamiera, della B. V. del Buon Consiglio (IX sec.) era collocato su di un altare laterale della Chiesa di S. Domenico ed in seguito fu donato dai proprietari, la famiglia Ciriaco, a S. Maria. Per molti anni fu venerato nella Chiesa di S. Sebastiano e solo dopo il recente restauro è stato
collocato nella sagrestia.

Nell'Ufficio Parrocchiale, un tempo Sagrestia della Chiesa, viene custodita la tela della Madonna della Catena (XVII sec.) proviene dall'altare laterale della Chiesa di Santa Caterina (7) unitamente ad altri quadri dono di numerosi fedeli.

Sono inoltre conservati numerosi pezzi d'argenteria, tra i quali sono degni di nota: l'ostensorio, dono del principe Loffredo (XVII sec.), il secchiello per le benedizioni, argenteria spagnola, dono del Vescovo Fabiani (XVIII sec.) ed un calice, a cera a perdere, dei primi del Seicento (8).

Due Corali del XIX secolo ed un Antifonario del XVII secolo sono conservati insieme ai Registri Parrocchiali ed a numerosi documenti e libri di Teologia. Di questo patrimonio storico, che testimonia l'attaccamento dei Maidesi alla Chiesa Matrice, fanno parte anche i paramenti, tessuti a Maida nel 1600 e le tovaglie per gli altari ricamate ed intagliate a Maida.

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1) Casuscelli Felice, pittore maidese del XIX sec. Le tele portano la data del 1856.
2) Zimatore e Grillo sono pittori originari di Pizzo.
3) Autore della statua è Donato Foca, vissuto a Maida tra la fine del 1600 e gli inizi del 1700. All'artista fu affidato il compito di eseguire la statua di S. Foca in Francavilla Angitola e ad opera ultimata avrebbe detto: " O Santu Foca mio cuamu vi fici bellu! Sì mi faciti avire nu fijju u chiamu cuamu a bui e vi fazzu puru a Maida e vi fazzu sanu." Dopo alcuni mesi la moglie rimase incinta, al compimento dell'anno della consacrazione della statua di Francavilla, i coniugi Donato ebbero il loro primo ed unico figlio e Maida la statua di S. Foca. Per molti anni si celebrò la festa in onore di S. Foca il cinque di marzo.
4) Opera del Casuscelli. L'altare viene descritto nelle Visite Pastorali più antiche.
5) Autore ignoto, scuola napoletana del XII secolo. Il quadro proviene dalla Chiesa di S. Giovanni ed è dono degli eredi della famiglia Romeo.
6) A.S.L.T, Notaio Candila, b.257, f.73.
7) Visita Pastorale Mons: P. Pace.
8) Inventarium redditum Beneficiorum Civitatis ac Diocesis Neocastrensis, presso Archivio Diocesano.

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