Le Laure

Tra il VI ed il IX sec. diversi monaci, lasciata la loro patria a causa della lotta contro le immagini sacre, trovarono rifugio nelle nostre terre. Erano dei profughi siri, egizi e libici,di rito e lingua greca che trovarono asilo nelle grotte naturali, chiamate da loro laure (dal gr. laura "cammino stretto", "strada"). I monaci scelsero questo termine per indicare che in quel luogo, in quella laura, si doveva realizzare il desiderio di conformarsi a Cristo attraverso il "cammino stretto" del Vangelo, sulla via tracciata dagli antichi padri del deserto.
La laura era un'organizzazione monastica bizantina distinta dall'eremo (dove il monaco viveva da solo) e dal cenobio (dove viveva in comunità, in celle separate e cinte da un muro).
Essa inoltre indicava un gruppo più o meno grande di celle monastiche (per lo più formate da piccole capanne o da grotte scavate nel terreno arido e roccioso) ognuna separata dalle altre, ma con una chiesa in comune, il "Katholikon" e con un sacerdote che amministrava i sacramenti e guidava spesso Laura Basiliana - Particolare i monaci nella vita spirituale.
Essi trascorrevano le loro giornate nella contemplazione, nella preghiera liturgica e nel lavoro dei campi adiacenti alla grotta, da cui ricavavano quel tanto che serviva alle loro necessità, e nei giorni festivi si recavano ad ascoltare la messa Contrada delle Laurenel "Katholikon".



La contrada delle "Laure"

Oggi della contrada delle laure rimane solo il nome ed un'unica grotta a testimonianza delle altre nascoste dal cemento o destinate ad altro utilizzo. L'unica laura superstite è costituita da tre vani: il primo, quello vicino all'ingresso, utilizzato per cucinare, il secondo, di fronte entrando, utilizzato per la preghiera personale ed infine il terzo, quello più riparato, utilizzato per dormire.

 

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